top of page

Giallo: le mutande sporche del cinema d’autore italiano.

12 dic 2017
Tempo di lettura: 5 min

Ho sempre detestato il realismo. Ricordo che Godard, nel suo “Histoire du cinema”, fa un dedica quasi commovente al neorealismo italiano, dicendo che l’Italia ha fatto l’unico cinema “di resistenza” in Europa. Mai capito cosa si intenda per cinema di resistenza. Quell’eredità ingombrante, il padre scomodo del neorealismo intendo, in Italia ce lo siamo portati appresso per decenni. La critica cinematografica stessa, da noi si formò all’ombra di quella stagione e fu difficile in Italia fare film di genere senza passare per reazionari, per fascisti. Ma la fantasia ha poco a che vedere con il sociale: la fantasia è reazionaria. In fondo, già in “Roma città aperta”, molta della morbosità tipica del talento visionario italiano, emerge nella scena in cui viene torturato Luigi, il partigiano che non rivela ai nazisti la sede del CLN, e la telecamera entra letteralmente nel luogo della tortura, mostrando compiaciuta il volto insanguinato della vittima e forse anticipando i generi che porteranno decenni e decenni più tardi ai torture movie che nel terzo millennio sbancheranno al botteghino.

Poi venne la commedia cosiddetta “all’italiana”. Il primo film considerato vero e proprio capofila del genere fu “I soliti ignoti” di Mario Monicelli. Cambia tutto: c’è un cinema qualitativamente superiore, almeno a livello tecnico. Gli sceneggiatori e soprattutto i musicisti sono infinitamente più talentuosi. Basti pensare al fatto che a firmare le musiche de “I soliti ignoti” fu Piero Umiliani. Eravamo già sulla luna. Ma poi anche la commedia cominciò a nutrirsi di sè stessa. Diventò presto cinica, poi volgare. Negli anni settanta era spietata con i gay e i disabili, ad esempio.

Mentre tutto questo bolliva in pentola, nel 57, Riccardo Freda, sulla scia della Hammer e del gotico inglese, aveva già firmato quello che viene considerato il primo horror italiano: “I vampiri”. Nel 1960 poi, arriva “La maschera del demonio” del grande Mario Bava. L’Italia del cinema, come già con Fellini, si discosta dalla propaganda cattocomunista del neorealismo tanto cara alla critica, quanto dalla commedia, con tutti i suoi tic e quelli che poi diventeranno veri e propri clichè: la satira dei nuovi taboo, la necessità di mettere alla berlina i vizi del fantomatico “italiano medio” .

Quando il cinema di genere all’italiana scopre i colori, arriveranno capolavori come “i tre volti della Paura” ( in inglese “Black Sabbath”; il titolo che ispirerà Geezer Butler per dare il nome alla band di Birmingham) e “operazione paura” (kill baby, kill). Registi come Scorsese e Tim Burton si diranno debitori di quelle pellicole, ma in Italia, nonostante un certo successo di pubblico, la critica è ancora restia a togliersi il ciuccio: l’Italia non vuole accettare la sua vera natura visionaria. Eppure, signore e signori, sta per cominciare la gloriosa stagione del Giallo.

Infatti arriverà Dario Argento e nulla sarà più come prima. Tornano i filtri rossi e blu dei molti film di Bava, ma si aggiunge un universo intero: quello della morbosità, del sadismo, del feticismo (i dettagli sui guanti di pelle, sul mascara, sui particolari anatomici delle vittime). Ecco le mutande sporche del nostro immaginario: la paura della donna, sempre adorata e torturata, mai veramente “vergine e puttana”, ma vittima e carnefice, angelo e demonio come nella migliore tradizione cattolica. Madonna e tentatrice come Eva. Redenta come la Maddalena. Nei film di Argento la donna spesso è l’assassino, e commette crimini di una violenza inaudita. La donna, nei film di tutti gli epigoni di Dario Argento (gli anni 70 brulicheranno di pellicole che faranno il verso al regista romano), uccide e al tempo stesso viene uccisa, brutalizzata e abusata. Spesso, nelle varie sceneggiature, la donna ha un passato di sevizie o un rapporto malato con il padre.

È il patriarcato che sente il peso del matriarcato perduto e temuto. Della grande madre, di Medea, della donna mediterranea che uccide i figli per vendetta e che fa paura. La donna, nel nostro cinema di genere è una figura mitologica che affascina, opprime e viene oppressa. Fellini lo sapeva bene già prima che il Giallo approdasse sugli schermi di mezzo mondo, quando rimpinzava le sue visioni di tettone e culone, incombenti, accoglienti, minacciose, bonarie.

L’Italia è stata d’altronde pagana, cattolica, araba, bizantina e longobarda, spagnola e francese, persino austriaca. Insomma: Italia. La paura, nella nostra cultura vive in tutte le forme del senso di colpa che alberga in tutte le soffitte mentali europee e mediterranee. Siamo in mezzo al mare eppure attaccati alla terra. In balia del sogno eppure striscianti nella realtà. Ma è il sogno l’unica vera realtà o, meglio, la verità. Direi che il sogno è vero e non verista, reale e non realista. Nel sogno ci siamo solo noi e le nostre paure. Ecco da dove ha sempre attinto il cinema di genere all’italiana: dal sogno e dall’incubo, cioè dalla verità del nostro inconscio più inconfessabile.

L’italiano non è verista come Verga, o realista come Rossellini e De sica, ma visionario come Fellini, come Dante, come Caravaggio e come lo stesso Pasolini, che da cattolico e marxista, pur con tutte le sue contraddizioni, con tutto il moralismo che il partito imponeva e con il quale aveva punito la sua omosessualità (il suo romanzo, “Ragazzi di vita”, fu duramente attaccato proprio dai compagni del PCI), era non sadico, ma di più: “sadiano”, come lo definì Carmelo Bene che ne era amico. Sadiano e quindi genuinamente visionario. Non a caso superò lui stesso il neorealismo con film come “Mamma Roma” e “accattone”, e il suo vero testamento artistico rimane “Salò le 120 giornate di Sodoma”, che forse involontariamente anticipò il kitch della ssxploitation anni 70’ (ss\sesso\ sadismo). Disse di lui sempre lo stesso Carmelo Bene: “era un violento! “.

Ed era violenta l’Italia degli anni 60\70. L’Italia degli anni di piombo, delle stragi di stato, degli scontri di piazza, della democrazia bloccata, della strategia della tensione. Tutto ciò si rifletteva sia nel cinema “impegnato” (quello che utilizzava il volto di Gian Maria Volontè per fargli fare una volta l’operaio, una volta il commissario di polizia e una volta l’anarchico), sia nel cinema di cui sto scrivendo, il nostro noir, ma di un altro colore: il giallo.

I compositori che firmeranno le musiche di questi film, togliendo Morricone, il genio del 900 già all’epoca sufficientemente celebrato, saranno recuperati decenni più tardi (Nicolai, Ortolani, Goblin, Gaslini, Cipriani, Alessandroni). I direttori della fotografia saranno fra i più quotati (Tovoli, Kuveiller, Delli Colli) e verranno lanciati alcuni fra i migliori talenti fra i truccatori (basti pensare a Giannetto de Rossi o a Carlo Rambaldi). La critica non poteva che rigettare tutto ciò come una minestra avvelenata. Le recensioni negative e le vere e proprie stroncature si sprecheranno fino ad arrivare al grottesco. Ma il Giallo, in sostanza e nella forma (perché come dicevano i formalisti russi, la forma è sostanza) è stato uno dei picchi del cinema d’autore in Italia. All’estero se ne sono accorti presto o a scoppio ritardato. A volte con le solite tarantinate (divertenti, per carità), a volte con veri e propri attestati di stima e autentico rispetto. Noi invece siamo sempre abbastanza bravi a sputarci in faccia da soli. Non a caso, il film di genere (pensiamo semplicemente a quello che secondo qualsiasi classifica viene posizionato fra i primi 10 più grandi registi di tutti i tempi: Sergio Leone) e il Giallo in particolare, in Italia non si fanno più.

FOR THE ENGLISH VERSION OF THIS ARTICLE: https://wearethemutants.com/2017/10/23/giallo-the-dirty-underwear-of-italian-auteur-cinema/


 
 
 

Commenti


Post in evidenza
Post recenti
Archivio
Cerca per tag
Seguici
  • Facebook Basic Square
  • Twitter Basic Square
  • Google+ Basic Square
  • Facebook - Grey Circle
  • Twitter - Grey Circle
  • Instagram - Grey Circle
  • YouTube - Grey Circle
  • LinkedIn - Grey Circle
  • Vimeo - Grey Circle

© 2023 by Effection, Music For Media. Proudly created with Wix.com

bottom of page